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  • Quanti kW sono necessari per una casa?

    La potenza impegnata necessaria varia da cliente a cliente. A una famiglia di piccole o medie dimensioni possono bastare 3 kW, a un cliente singolo anche 2 kW, mentre una famiglia numerosa 4-4,5 kW. Circostanze particolari possono influire sulla scelta: ricezione di bonus, presenza di energie rinnovabili come il fotovoltaico ecc. La potenza impiegata varia anche in base alla quantità di elettrodomestici, per esempio nelle nuove abitazioni dove tutto è a induzione e non è nemmeno presente la fornitura gas, anche se la famiglia è di 2 persone, sarà necessario almeno un 4,5 kW.

  • Come leggere la potenza disponibile sul contatore?

    Il dato relativo alla potenza disponibile può essere individuato sul display digitale del contatore elettronico premendo alcune volte il pulsante di lettura situato sulla parte frontale del dispositivo.

  • Quanti elettrodomestici si possono usare con 3 kW?

    Considerando che gli elettrodomestici più energivori consumano circa 1500-2000 Wh (forno, lavatrice, lavastoviglie) e quelli più piccoli 300-800 Wh (phon, frullatore, aspirapolvere) a seconda dell’efficienza, e che il consumo non è costante, si può dire che con un’utenza di 3 kW si possono tenere in funzione insieme circa 2 elettrodomestici ad alto consumo o 5-6 elettrodomestici a basso consumo.

Potenza impegnata: cosa significa

Uno degli elementi della fornitura di energia elettrica a cui spesso si fa meno caso, ma che influenza grandemente sia i costi, sia soprattutto il benessere e la comodità quotidiana del cliente, è sicuramente la potenza impegnata del contatore.

A che cosa fa riferimento questo dato? Qual è la differenza con la potenza disponibile? E come si può aumentare o ridurre? Ecco le risposte a tutte le domande in questa breve guida alla potenza impegnata.

Che cos’è la potenza impegnata?

La potenza impegnata del contatore dell’energia elettrica, anche detta potenza contrattuale o potenza richiesta, è la quantità di potenza garantita dalle aziende di fornitura al cliente in base al contratto sottoscritto da quest’ultimo.

Quant’è la potenza impegnata? Dipende da ciascun cliente. Alla sottoscrizione del contratto, il cliente deve decidere, in base a vari parametri e alle proprie esigenze, quale livello di potenza impegnata scegliere.

Sulla scelta possono influire molti fattori, come il numero di membri del nucleo familiare, il consumo medio di corrente contemporaneo della famiglia, la tendenza all’utilizzo di più elettrodomestici assieme, il numero di apparecchi elettrici, la grandezza dell’impresa, il numero, la potenza e la durata di utilizzo dei macchinari coinvolti nella produzione e così via.

L’unità di misura della potenza è espressa in kW (chilowatt) e la stragrande maggioranza delle abitazioni in Italia ha una potenza impegnata di 3 kW. Ovviamente la misurazione della potenza effettivamente erogata può avere, rispetto alla potenza impegnata, un minimo livello di tolleranza, pari al 10% in più o in meno.

Se il cliente volesse aumentare o diminuire la potenza impegnata? Fino a qualche anno fa, prima della riforma della tariffa, il cliente aveva solo la possibilità di modificare la potenza elettrica impegnata in base a scaglioni prestabiliti, con scatti di 1,5 kW: dunque 1,5 kW, 3 kW, 4,5 kW e 6 kW per le utenze domestiche.

Con il recente rinnovamento della normativa, e in seguito alle delibere di ARERA (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) sul risparmio energetico, è possibile scegliere tra un numero maggiore di livelli di potenza.

In particolare, il livello minimo è sempre 1,5 kW, ormai poco usato e davvero anacronistico per i consumi di energia odierni; la novità, però, è che si può avanzare a scatti di 0,5 kW anziché 1,5 kW. In questo modo, il cliente finale ha una possibilità di scelta di gran lunga maggiore.

Gli scaglioni diventano allora i seguenti: 1,5 kW, 2 kW, 2,5 kW, 3 kW, 3,5 kW, 4 kW, 4,5 kW, 5 kW, 5,5 kW e 6 kW. Oltre i 6 kW, si sale con scaglioni di 1 kW fino ai 10 kW massimi.

Il fatto che lo standard più diffuso in Italia, ad oggi, siano ancora i 3 kW, che per molti cittadini si rivelano insufficienti per tutti i nuovi bisogni e consumi, dipende dalla vecchia tariffa agevolata D2, destinata ai residenti. Se, in precedenza, si fosse aumentata la potenza del contatore oltre i 3 kW, si sarebbe passati alla tariffa D3 per non residenti, naturalmente più elevati.

Dal 2017, però, è entrata in vigore la riforma tariffaria che, oltre a introdurre gli scaglioni da 0,5 kW, come già detto, ha anche introdotto la tariffa TD, unica e identica per tutti, per la spesa di trasporto e distribuzione dell’energia. Questo significa che ora l’aumento della potenza, pur aumentando leggermente i costi in bolletta, non fa sì che il cliente perda il diritto a una tariffa agevolata.

Potenza impegnata e potenza disponibile: la differenza

Spesso gli utenti dei servizi di fornitura tendono a confondere la potenza impegnata e la potenza disponibile. Di fatto, è vero che si tratta di due concetti molto simili e poco distanti tra loro sul piano della quantità; tuttavia, sono comunque differenti. In particolare:

  • la potenza impegnata, come abbiamo anticipato, è quella che è stata indicata nel contratto di fornitura sottoscritto dal cliente. In genere si tratta ancora dei classici 3 kW, ma può variare a piacimento da 1,5 kW a 6 kW per le utenze domestiche;
  • la potenza disponibile del contatore, invece, corrisponde al livello massimo di potenza che può essere prelevata dagli impianti dell’abitazione. In teoria dovrebbe corrispondere alla potenza impegnata, ma di fatto è sempre il 10% in più della potenza impegnata. Dunque, un cliente con potenza impegnata pari a 3 kW avrà una potenza disponibile di 3 kW più il 10%, ossia 3,3 kW circa; se la potenza impegnata è 4 kW, la potenza disponibile sarà 4,4 kW, e così via.

Che cosa succede se il cliente supera la potenza disponibile dell’impianto? In quel caso, vi sarà una interruzione dell’erogazione dell’energia elettrica, un sovraccarico del sistema e il distacco della luce – ovvero, in parole semplici, salta il contatore. Questo accade, per esempio, quando in una casa si utilizzano nello stesso periodo di tempo più elettrodomestici particolarmente energivori. A quel punto, è necessario riattivare il contatore e spegnere gli elettrodomestici di troppo.

Se il cliente, per ragioni di comodità o di necessità (per esempio se possiede un’abitazione molto grande o se ha una famiglia numerose), desidera avere la libertà di usare più elettrodomestici in contemporanea, può richiedere l’aumento della potenza del contatore. L’operazione, naturalmente, ha un costo, sia una tantum che in ogni bolletta, di valore variabile.

Potenza del contatore: dove si trova in bolletta e come cambiarla

Per conoscere la propria potenza impegnata è sufficiente guardare nella bolletta della luce. Tutte le bollette, infatti, devono rispondere a precisi standard di informazione e trasparenza verso il cliente, secondo la normativa sulle “bollette 2.0” emanata dall’Autorità: pertanto, indipendentemente dai fornitori e dall’offerta, ogni bolletta riporterà, tra i vari dati, anche quelli sulla potenza.

Tra la prima e la seconda pagina della bolletta l’utente troverà, accanto ai dati personali del consumatore, una voce con le informazioni sulla fornitura (“Tipologia di contratto”, “Dati di fornitura”, “Riepilogo fornitura” ecc.), con le seguenti categorie:

  • la tipologia di offerte (mercato libero o servizio di tutela);
  • i dati sull’utenza (es. codice POD, matricola del contatore);
  • la tensione di fornitura, che in genere per il mercato domestico o per le piccole imprese è sempre bassa tensione;
  • il consumo annuo;
  • la data di attivazione della fornitura;
  • le informazioni sulla potenza, sia la potenza impegnata che la potenza disponibile.

Il cliente può anche decidere di cambiare la propria potenza impegnata. Ciò può accadere perché, magari a seguito di voltura o subentro, si ritrova con una potenza eccessiva rispetto ai propri consumi oppure perché, più spesso, utilizza in contemporanea dispositivi che consumano eccessivamente e vuole i vantaggi dell’aumento di potenza.

L’aumento o la diminuzione della potenza richiedono una modifica del contratto di fornitura; per questo, è necessario presentare la richiesta di modifica al fornitore. Tale richiesta può essere inviata per email, posta elettronica certificata (PEC), raccomandata con posta ordinaria e tramite numero verde, fax o app del servizio clienti.

Le tempistiche per il cambio di potenza richiedono 2 giorni lavorativi perché il venditore prenda in carico la richiesta e trasmetta la comunicazione al distributore. Quest’ultimo, che ha in carico la gestione diretta dei contatori e della rete, entro 5 giorni lavorativi dovrà provvedere ad aumentare effettivamente la potenza a disposizione.

I tempi potrebbero allungarsi se sono necessari interventi diretti sul contatore: in questo caso potrebbero essere richiesti fino a 20 giorni lavorativi, e il cliente riceverà in consegna un preventivo dei costi da sostenere per i lavori, il controllo e la verifica di funzionamento.

Si ricorda comunque che il cliente ha diritto a sporgere reclamo e richiedere all’assistenza un indennizzo automatico a titolo di rimborso in caso di ritardi per l’aumento di potenza, tra 35,00 € e 105,00 €.

Per quel che riguarda invece il costo della variazione di potenza, si tratta di un contributo da pagare una volta soltanto, e occorre distinguere per tipologia di mercato:

  • nel mercato libero, il prezzo dell’aumento o della diminuzione della potenza è deciso da ogni singolo fornitore, anche se vi sono alcuni costi fissi uguali per tutti;
  • nel regime di maggior tutela o mercato tutelato, invece, i costi sono stabiliti da ARERA, e fino a dicembre 2023 sono a tariffa agevolata per l’uso privato. In particolare, è prevista una quota fissa per gli oneri amministrativi pari a circa 26,00 € (all’utente domestico, fino al 2023, non è richiesto il pagamento), più 23,00 € per gli oneri di gestione e circa 70,00 € per ogni kW di potenza variato.
  • Quanti kW sono necessari per una casa?

    La potenza impegnata necessaria varia da cliente a cliente. A una famiglia di piccole o medie dimensioni possono bastare 3 kW, a un cliente singolo anche 2 kW, mentre una famiglia numerosa 4-4,5 kW. Circostanze particolari possono influire sulla scelta: ricezione di bonus, presenza di energie rinnovabili come il fotovoltaico ecc. La potenza impiegata varia anche in base alla quantità di elettrodomestici, per esempio nelle nuove abitazioni dove tutto è a induzione e non è nemmeno presente la fornitura gas, anche se la famiglia è di 2 persone, sarà necessario almeno un 4,5 kW.

  • Come leggere la potenza disponibile sul contatore?

    Il dato relativo alla potenza disponibile può essere individuato sul display digitale del contatore elettronico premendo alcune volte il pulsante di lettura situato sulla parte frontale del dispositivo.

  • Quanti elettrodomestici si possono usare con 3 kW?

    Considerando che gli elettrodomestici più energivori consumano circa 1500-2000 Wh (forno, lavatrice, lavastoviglie) e quelli più piccoli 300-800 Wh (phon, frullatore, aspirapolvere) a seconda dell’efficienza, e che il consumo non è costante, si può dire che con un’utenza di 3 kW si possono tenere in funzione insieme circa 2 elettrodomestici ad alto consumo o 5-6 elettrodomestici a basso consumo.