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Per allacciare la luce ci vuole la residenza? Ecco le risposte utili

Quando si effettua un trasloco in una nuova casa bisogna sempre effettuare il cambio di residenza anagrafica e può capitare anche di dover richiedere al distributore locale non solo le volture, ma anche l’allaccio della luce.

Le due procedure sono di per sé indipendenti, ma è possibile allacciare la luce prima di aver preso la residenza? Ecco la risposta in questa breve guida.

Si può attivare la luce senza residenza?

Sì, è possibile attivare la luce senza avere la residenza, stipulando un contratto di fornitura di energia elettrica con un gestore a propria scelta e richiedendo poi l’intervento materiale del distributore, purché si possa dimostrare il possesso dell’immobile in fase di sottoscrizione del contratto.

Procediamo con ordine. Innanzitutto, un cliente intenzionato ad allacciare la luce in una nuova casa potrebbe chiedersi perché è meglio avere la residenza dove si richiede un contratto per un’utenza. La risposta sta nelle tariffe per clienti domestici residenti, che per alcune voci di spesa (come la quota fissa degli oneri di sistema o delle spese di trasporto e gestione del contatore) sono sensibilmente inferiori.

Bisogna ricordare, inoltre, che non è possibile trasferire il vecchio contratto della luce (o gas) dalla casa vecchia a quella nuova. I contratti di fornitura, infatti, sono legati alle specifiche utenze, identificate attraverso il codice POD per l’energia elettrica e PDR per il gas metano (identificabili tramite lettura del contatore), e non sono trasferibili.

In ogni caso, presentare la domanda di allaccio prima dell’istanza del cambio di residenza è una pratica sempre consigliata. Infatti, occorre tenere in considerazione le tempistiche di entrambi i procedimenti. In particolare:

  • per l’allaccio occorre un tempo variabile a seconda della tipologia e del peso degli interventi richiesti. Nella migliore delle ipotesi possono essere necessarie poche settimane, ma i tempi potrebbero allungarsi fino a un paio di mesi nel caso di lavori complessi, necessità di ulteriori interventi o modifiche al progetto in corso d’opera, problemi tecnici e ritardi;
  • per la domanda di residenza, invece, la domanda va presentata al massimo entro 20 giorni dal trasferimento nella nuova abitazione, ma i tempi tecnici per sbrigare la pratica dipendono dal comune per il quale si fa domanda. In linea di massima non occorre più di una settimana e solo in rari casi i tempi si allungano più di una ventina di giorni.

Ne deriva che la cosa migliore è fare subito domanda di allaccio, anche prima di aver preso la residenza.

Per richiedere la nuova attivazione della fornitura dell’elettricità (ma anche della fornitura del gas) non è necessario essere residenti fin da subito, anche se si fa domanda come cliente domestico residente. Quel che è necessario, invece, è dimostrare in fase di sottoscrizione del contratto che si è in regolare possesso dell’immobile per il quale si chiedono la residenza e l’allacciamento, in base all’articolo 5 del decreto legge n. 47/2014 in merito all’allacciamento ai pubblici servizi.

Contratto domestico non residente: come si stipula?

Dunque, dopo l’allacciamento, è possibile sia sottoscrivere un contratto domestico residente che non residente. In precedenza, prima della riforma della tariffa del 2016-2017, in luogo di questa distinzione i contratti luce si suddividevano a seconda della potenza impegnata in contratti con tariffa D2 o D3. L’abolizione di questa distinzione ha introdotto la distinzione in base alla residenza, che comporta che:

  • un cliente domestico residente ha una tariffa che non dipende dalla potenza contrattuale: quel che cambia è solo la quota potenza. In più, il cliente residente paga gli oneri di sistema solo in quota energia, cioè in base al consumo di energia;
  • invece, un cliente domestico non residente (per esempio, per la seconda casa) paga una tariffa più alta di chi ha la residenza. Gli oneri di sistema si applicano anche in quota fissa, cioè non soltanto dipendente dai consumi come i residenti.

Insomma, la tariffa del cliente domestico residente è più conveniente in tutti i casi: è per questo che il cliente dovrebbe fare in modo di ottenerla da subito anche prima dell’allaccio effettivo.

Per farlo, con molti fornitori è sufficiente:

  • allegare al contratto un’autocertificazione (o dichiarazione sostitutiva), in cui il cliente dichiara di voler prendere la residenza in breve tempo;
  • non avere attivi altri contratti di fornitura elettrica di tipo domestico residente; in caso contrario, al secondo contratto deve necessariamente essere applicata la tariffa di tipo domestico non residente; in alternativa si può cambiare l’intestatario o richiedere la disattivazione dell’altra utenza.

Cosa serve per fare l’allacciamento della luce

Per fare l’allaccio della luce è possibile rivolgersi:

  • a qualsiasi fornitore, col quale il cliente può contestualmente sottoscrivere un contratto di fornitura con l’offerta che più gli permette di risparmiare in bolletta. Sarà la società di vendita poi a contattare il distributore per fissare l’appuntamento previsto per i lavori;
  • al distributore locale competente. In quel caso sarà il cliente a dover mantenere i contatti e prima di poter utilizzare la propria fornitura dovrà comunque contattare un fornitore di energia per attivarla firmando un contratto.

Per la richiesta di attivazione bisogna avere tutta la documentazione contrattuale, la modulistica compilata, i dati e le informazioni. In particolare occorrono i seguenti documenti necessari:

  • la fotocopia del documento di identità del titolare;
  • i dati anagrafici del richiedente (nome e cognome, codice fiscale o partita IVA…);
  • le informazioni di contatto come un recapito telefonico, un eventuale indirizzo di fatturazione diverso dall’indirizzo di residenza o domicilio, un indirizzo mail;
  • le certificazioni necessarie per il singolo caso, tra cui l’autodichiarazione del regolare possesso dell’immobile e dell’intenzione di prendervi residenza, ma anche la certificazione sui requisiti del bonus sociale, per il risparmio energetico e altro ancora;
  • i dati sulla fornitura, come la potenza impegnata in kW, la destinazione d’uso (uso domestico, altri usi…), la tensione di alimentazione (tensione bassa) ecc.;
  • il codice IBAN del conto corrente per la domiciliazione bancaria.

La richiesta può essere inviata in diversi modi, tra cui via internet, tramite mail o posta elettronica certificata e anche con l’app del fornitore, oppure tramite raccomandata con la posta tradizionale, via fax, agli sportelli. In caso di dubbio sulle modalità di invio richieste, è sempre meglio contattare il fornitore di energia elettrica o il distributore al numero verde del servizio clienti.

Allaccio luce: tempistiche e costi

Per quanto riguarda i tempi dell’allaccio della luce, questi dipendono dai lavori necessari per il collegamento. Una tabella di marcia con i tempi massimi, comunque, è stata fissata da ARERA (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente):

  • dal momento dell’invio della richiesta al fornitore, questi ha 2 giorni lavorativi di tempo per inoltrarla al distributore locale;
  • il distributore, dopo aver fissato un eventuale sopralluogo, ha 20 giorni lavorativi per inviare un preventivo al cliente;
  • il preventivo dura 3 mesi, entro i quali il cliente deve accettare il preventivo inviatogli;
  • a questo punto, mancano solo gli interventi del distributore per eseguire l’allaccio. I tecnici specializzati possono richiede al massimo 15 giorni per lavori semplici (es. installazione del contatore dell’energia elettrica, prolungamento di cavi o tubazioni) e fino a 60 giorni per lavori complessi;
  • infine, se il cliente ha già firmato il contratto con il fornitore, il contatore viene attivato entro 7 giorni al massimo. La prima bolletta della luce arriverà entro 1-2 mesi.

Infine, riguardo ai costi per l’allaccio, bisogna considerare le diverse quote di pagamento per un allaccio permanente:

  • quota distanza, che aumenta a seconda della distanza in linea d’aria dalla cabina di trasformazione (con passaggio dal piano terra in caso di appartamento). Parte da circa 185,00 € fino a 200 m, sale di 95,00 € circa ogni 100 m aggiuntivi fino a 700 m; oltre i 700 m e fino a 1200 m, sale di 185,00 € circa ogni 100 m, mentre oltre i 1200 m sale di 370,00 € circa ogni 100 m ulteriori;
  • quota potenza, che dipende dalla potenza disponibile richiesta. Ammonta a circa 70,00 € per kW;
  • quota fissa con un contributo per i costi amministrativi sostenuti dal distributore, pari a 26,00 € circa;
  • oneri di gestione della pratica, che possono essere richiesti dal fornitore nel caso la domanda di attivazione e allaccio sia stata inviata al distributore tramite la loro società. Ha un costo variabile sul mercato libero, tra i 20,00 € e i 40,00 €, e non c’è nel servizio di tutela;
  • altri costi di attivazione del contratto spettanti al fornitore, incluso il deposito cauzionale.

Nel complesso, dunque, si può dire che un allaccio può avere costi e tempi variabili: nella migliore delle ipotesi possono bastare un paio di settimane e circa 450,00 € o 500,00 €, ma nei casi peggiori si può salire fino a diversi mesi e qualche migliaio di euro.

Si ricorda che l’attivazione del contatore è simile a una procedura di subentro, quando il precedente inquilino decide di traslocare e chiudere le utenze domestiche. In quel caso occorre fare richiesta di riattivazione coi dati del precedente intestatario per cambiare nominativo, come per la voltura.