Warning

Warning

Invalid configuration found. Contact the administrator.

 
Warning

Warning

Invalid configuration found. Contact the administrator.

 
Warning

Warning

Invalid configuration found. Contact the administrator.

 
Warning

Warning

Invalid configuration found. Contact the administrator.

 
  • È possibile richiedere la detrazione per l’impianto elettrico senza ristrutturazione?

    Di fatto, il rifacimento dell’impianto elettrico è considerabile di per sé un lavoro di ristrutturazione o manutenzione straordinaria, quindi è possibile chiedere la detrazione per quel singolo intervento. Per ulteriori informazioni è consigliabile rivolgersi a scopo preventivo all’Agenzia delle Entrate.

  • Come si richiede la detrazione per l’impianto elettrico?

    La detrazione per l’impianto elettrico va richiesta tramite una comunicazione a ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), da effettuarsi preferibilmente tramite compilazione del form sul loro sito internet, entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori.

  • Quali documenti bisogna allegare alla richiesta ENEA?

    Per ottenere la detrazione per l’impianto elettrico occorre allegare alla comunicazione per ENEA anche i seguenti documenti: ricevute di versamento del pagamento per l’intervento effettuato; scheda informativa sui lavori svolti; certificazione dei requisiti e dei risultati del lavoro; altri eventuali dati richiesti.

Detrazioni per l’impianto elettrico senza ristrutturazione: si può?

Esistono diverse agevolazioni e detrazioni fiscali varati negli ultimi anni di cui si può usufruire nel contesto di un efficientamento energetico della propria abitazione (o del luogo di lavoro): si va dal famoso ecobonus al bonus facciate, dal bonus mobili al bonus condizionatori.

All’interno di questi incentivi rientra anche la detrazione per l’impianto elettrico, riconosciuta al contribuente appunto per la sostituzione e il rifacimento degli impianti elettrici della casa e dell’azienda. Ecco in che cosa consiste la detrazione, chi la può ottenere, in che modo si fa domanda e per quali lavori è ammessa, anche senza la ristrutturazione dell’immobile.

Detrazione impianto elettrico: cos’è e come funziona

Con la legge di bilancio 2020 sono rimaste in vigore le agevolazioni IRPEF sugli impianti elettrici, come anche su molte categorie correlate, come gli impianti elettronici di sorveglianza o quelli antifurto, antenne e simili. La possibilità di ottenere il bonus relativo è quindi stata estesa fino alla fine dell’anno.

La detrazione arriva fino al 50% del totale dell’importo speso per tutti i lavori di ristrutturazione edilizia. Il tetto massimo è di 96.000 euro (l’ammontare dei costi detraibili complessivo), che vale per singola unità abitativa o unità immobiliare in generale. Questo significa che è possibile detrarre nella dichiarazione dei redditi un valore massimo di 48.000 euro, ossia la metà di 96.000 euro, e naturalmente una qualsiasi cifra inferiore.

La detrazione viene corrisposta in 10 rate annuali di pari importo, secondo le modalità usuali anche per l’ecobonus 2020 e tutti gli altri incentivi previsti. In alternativa sono previste anche altre modalità di corresponsione, tra cui la cessione del credito o lo sconto in fattura se il venditore o la ditta che effettua in lavori offrono questa opportunità.

Ma come funziona la detrazione? Si tratta di un bonus che viene garantito nel contesto di:

  • operazioni di restauro, risanamento e altri interventi conservativi;
  • interventi di ristrutturazione delle singole abitazioni oppure delle parti comuni di edifici residenziali (ossia condomini; è escluso l’appartamento, mentre sono incluse le altre aree condominiali e le parti del condominio adibite p. es. a parcheggio o zone di passaggio, per tutti i lavori sull’impianto di illuminazione, riscaldamento e simili);
  • lavori di manutenzione straordinaria degli edifici, incluso appunto il cambio e il rinnovamento dell’impianto elettrico.

Si ricorda che, per poter ottenere la detrazione relativa all’impianto elettrico, è necessario che questo ottenga la certificazione secondo la norma CEI 64-8, la norma internazionale in base alla quale vengono riconosciuti in via ufficiale i parametri orientativi, le caratteristiche e i vincoli da rispettare per la realizzazione in sicurezza di un impianto elettrico, dalla fase del progetto fino alla messa in opera.

Il certificato deve sempre essere rilasciato da un tecnico abilitato, che può essere il professionista o la ditta che installa l’impianto stesso, e deve garantire che non presenti problemi o difetti. In più, il proprietario deve possedere, ed esibire in caso di controlli:

  • la DiCo, o Dichiarazione di Conformità, che è un modulo obbligatorio per tutti i nuovi impianti che vengono realizzati nelle abitazioni (vale quindi per l’impianto elettrico, di riscaldamento, di cottura cibi, idraulico e così via);
  • la DiRi, o Dichiarazione di Rispondenza, che è invece un documento sostitutivo della Dichiarazione di Conformità, da compilarsi e rilasciarsi nei casi in cui quest’ultimo non sia stato rilasciato, sia stato smarrito o sia irreperibile per altro motivo.

Chi può ottenere la detrazione e per quali lavori

La detrazione può essere richiesta in linea di massima da tutti quanti sono assoggettati al regime d’imposta Irpef, ovvero dalle seguenti categorie di persone o soggetti, sia per la prima casa che per le seconde case:

  • proprietari o nudi proprietari, nonché titolari di diritto di godimento o analogo (p. es. diritto di uso, usufrutto, abitazione o di superficie);
  • locatari (cioè affittuari), comodatari o simili;
  • imprenditori individuali con partita IVA, limitatamente a quegli immobili che non fanno parte della categoria dei beni strumentali (cioè di quelli che fungono da investimenti per l’azienda, necessari per il proprio funzionamento);
  • soci di cooperative, sia divise che indivise;
  • società semplici in nome collettivo come da articolo 5 comma 6 del Tuir, in base alle stesse condizioni degli imprenditori individuali.

Se viene firmato un contratto preliminare di vendita, o un compromesso di vendita, anche il compratore può già fare i lavori e ottenere l’incentivo. Per farlo deve essere già immesso nel possesso dell’edificio, deve naturalmente farsi carico del costo dell’intervento, e il documento attestante la vendita deve già essere stato registrato in base alle normative.

Occorre poi fare delle puntualizzazioni riguardo la tipologia di interventi per i quali può essere legittimamente richiesta l’agevolazione. Tra questi rientrano:

  • il rifacimento dell’impianto elettrico, ma anche la sua messa a norma, la sua integrazione con l’impianto della luce condominiale e altri interventi analoghi;
  • la cablatura dell’immobile, più tutte le attività e le opere che hanno lo scopo di facilitare la stessa, più interventi per la riduzione dell’inquinamento acustico;
  • la sostituzione di citofoni e telecamere, incluse quelle dei videocitofoni. Sono compresi i costi per le opere murarie necessarie e le eventuali nuove installazioni;
  • gli interventi relativi al risparmio energetico o all’efficienza degli edifici, inclusa l’installazione di fonti di energia rinnovabile come fotovoltaico, impianto solare o pompa di calore, ma anche l’esecuzione del cappotto esterno alle pareti, la sostituzione degli impianti interni e così via;
  • l’installazione, la riparazione o la sostituzione di impianto di allarme o sistema antifurto, incluso il costo per apparecchi rilevatori, centraline, fotocamere e videocamere, collegamenti con la vigilanza privata e integrazione con sistemi di domotica;
  • sostituzione, riparazione o modifica dell’interruttore differenziale;
  • installazione di un apparecchio per la rilevazione del gas e analoghe forme di sicurezza.

Attenzione però: alcuni di questi interventi possono far ottenere il bonus solo per le singole unità abitative, mentre altri si possono applicare solamente ai condomini. È sempre bene chiedere ulteriori informazioni all’Agenzia delle entrate per sicurezza, eventualmente consultando la guida sul loro sito internet.

Si ricorda che in tutti questi casi vanno considerate tutte le spese sostenute legate agli interventi ai fini dell’esenzione: costi per l’esecuzione dei lavori, spesa di acquisto impianti e materiali, spese di progettazione, costi professionali per la ditta esecutrice, IVA e altre imposte, compenso per la relazione di conformità degli interventi eseguiti alle normative vigenti, ecc.

Modalità di pagamento per la detrazione

Si ricorda che per i lavori di rifacimento dell’impianto elettrico si applica l’IVA agevolata al 10%, come per tutte le prestazioni di beni e servizi relativi a interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria, di restauro, risanamento conservativo, recupero edilizio e ristrutturazioni in generale di edifici adibiti a casa privata.

L’aliquota agevolata al 10% si applica a tutti i costi relativi all’intervento, ivi compresi la fornitura dei materiali necessari, le prestazioni di lavoro connesse e la fornitura di beni ulteriori relativi al lavoro da realizzare.

Per poter beneficiare della detrazione come previsto dalla normativa è necessario pagare a mezzo di bonifico bancario o postale, purché si tratti di un cosiddetto “bonifico parlante”.

Questo significa che deve contenere una serie di informazioni nella causale, tra le quali il riferimento alla normativa (l’articolo 16 bis del D. P. R. 917 del 1986), il codice fiscale del soggetto beneficiario dell’incentivo fiscale, la partita IVA del soggetto o della ditta che ha eseguito i lavori e che quindi è beneficiario del pagamento, e i dati identificativi della fattura (ossia numero e data). Un esempio di dicitura da indicare nella causale potrebbe essere la seguente: “esecuzione intervento edilizio ai sensi dell’art. 16 bis ecc., pagamento della fattura n. … del …, da parte di … (codice fiscale …), a favore di … (codice fiscale o partita IVA …)”.

Altri metodi di pagamento non sono ammessi né consentiti, salvo casi particolari, per ragioni di tracciabilità e trasparenza del pagamento. In particolare, non sono ammessi i contanti. In quel caso, non sarebbe possibile richiedere il bonus. Si ricorda che ogni documento relativo alle spese è da conservare, per prevenire il rischio di sanzioni.

  • È possibile richiedere la detrazione per l’impianto elettrico senza ristrutturazione?

    Di fatto, il rifacimento dell’impianto elettrico è considerabile di per sé un lavoro di ristrutturazione o manutenzione straordinaria, quindi è possibile chiedere la detrazione per quel singolo intervento. Per ulteriori informazioni è consigliabile rivolgersi a scopo preventivo all’Agenzia delle Entrate.

  • Come si richiede la detrazione per l’impianto elettrico?

    La detrazione per l’impianto elettrico va richiesta tramite una comunicazione a ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), da effettuarsi preferibilmente tramite compilazione del form sul loro sito internet, entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori.

  • Quali documenti bisogna allegare alla richiesta ENEA?

    Per ottenere la detrazione per l’impianto elettrico occorre allegare alla comunicazione per ENEA anche i seguenti documenti: ricevute di versamento del pagamento per l’intervento effettuato; scheda informativa sui lavori svolti; certificazione dei requisiti e dei risultati del lavoro; altri eventuali dati richiesti.