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Spesa per il trasporto dell'energia: cos'è e a quanto ammonta

Tra le diverse voci delle bollette di luce e gas, ve ne sono molte che rischiano di essere poco chiare, anche per il susseguirsi di modifiche di legge. In particolare, una di quelle in genere meno comprensibili al cliente è quella che riguarda la spesa di trasporto e gestione del contatore, un tempo accorpata a quella sugli oneri di sistema. Sapere bene di che si tratta è molto importante per conoscere le proprie spese, tanto più che si tratta di un costo che incide in misura non indifferente sul totale della bolletta.

In questa breve guida viene approfondito che cos’è la spesa di trasporto e come si differenzia per la fornitura dell’energia elettrica e del gas naturale.

Che cos’è la spesa di trasporto e gestione del contatore

La spesa per il trasporto e la gestione del contatore è dovuta da tutti i clienti di un servizio elettrico o del gas a qualsiasi società di vendita, per tutte le offerte e le tariffe della luce e del gas sia nel mercato libero che nel mercato tutelato, per ogni intestatario di un contratto di fornitura domestico residente, domestico non residente e non domestico.

Si tratta di un costo in bolletta con un totale che dipende dal consumo e quindi in questo senso è variabile. Che cosa significa? Significa che:

  • anche se le condizioni contrattuali possono essere decise dal singolo operatore nel mercato libero, in tutte le tipologie di mercato le condizioni economiche sono stabilite da ARERA, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente. Questo significa che i fornitori non le possono modificare in nessun caso, ma restano costanti e conformi alla direttiva di ARERA;
  • la variabilità dipende invece dal fatto che una quota della spesa di gestione è variabile e dunque aumenta all’aumentare del consumo e potenza e viceversa.

Sia per quanto riguarda l’energia elettrica che il gas metano, la spesa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore racchiude una serie di costi a copertura di diversi servizi di trasporto e distribuzione:

  • attività di trasporto dell’energia: la corrente elettrica è trasportata innanzitutto sulla rete di trasmissione e distribuzione nazionale ad alta tensione, e il servizio di trasporto è gestito dall’operatore unico Terna. Il gas metano invece è trasportato attraverso i vari gasdotti (in genere dall’estero) e prevede varie fasi di stoccaggio in depositi anche sotterranei;
  • distribuzione: è svolta, per l’energia elettrica, su reti di distribuzione in media e bassa tensione e, come anche per il gas, è gestita dai distributori locali competenti per territorio;
  • gestione dei contatori: comprende installazione, manutenzione, sostituzione, riparazione guasti, lettura dei contatori e gestione dei dati, il costo di operazioni come voltura o subentro. Sia che si tratti di contatore meccanico o di contatore elettronico, infatti, il dispositivo è comunque di proprietà della società di distribuzione e il cliente finale ha soltanto il diritto di utilizzarlo per il servizio di autolettura.

Spesa di trasporto e gestione del contatore luce: quanto costa

La spesa di trasporto e gestione del contatore dell’elettricità è stata progressiva fino a fine 2016. All’epoca, essa prevedeva un costo più elevato per i clienti domestici non residenti rispetto ai residenti e aumentava sulla base di 4 scaglioni di consumo.

Dal 2017 è entrata in vigore la riforma della tariffa, grazie alla quale la progressività è stata eliminata in favore di una maggiore equità per quelle famiglie i cui consumi elevati sono inevitabili (ad esempio il nucleo familiare numeroso) o per chi utilizza auto elettriche, dispositivi per la riduzione delle emissioni o molti elettrodomestici (come lavastoviglie e lavatrice) o macchinari insieme. Oggi, dunque, viene applicata un’unica tariffa di trasporto, indipendentemente dal consumo e dalla tipologia di cliente.

In particolare, le spese di trasporto e gestione del contatore per l’energia elettrica prevedono 3 diverse quote, che assieme compongono l’importo totale della bolletta. Le quote sono:

  • una quota fissa, calcolata in €/anno, che non varia a seconda dei consumi, del fornitore, dell’offerta ecc.;
  • una quota potenza, che dipende invece dalla potenza impegnata dalle diverse utenze. Viene dunque pagata in €/kW (il watt è l’unità di misura dell’energia);
  • una quota energia, che rappresenta la componente variabile della spesa. Si applica all’energia spesa nel trasporto dal cliente, e viene quindi calcolata in €/kWh.

Il prezzo delle varie quote è interamente deciso dall’Autorità. Normalmente, l’addebito varia ogni anno, a seconda dei costi previsti per la gestione della rete elettrica e dei servizi correlati ai contatori.

Per esempio, per l’anno 2019, la delibera 672/2018 di ARERA aveva stabilito una quota fissa di 20,00 € ca. annuali, una quota potenza pari invece a 21,00 € ca. per kW (quindi, per un cliente medio con un’utenza da 3 kW, circa 63,00 € all’anno) e infine una quota energia pari a 0,008 €/kWh ca.

Se, per un confronto delle tariffe, si vuole ipotizzare che queste cifre si applichino a una famiglia media, con un consumo di energia elettrica annuo pari a 2700 kWh, si ottiene una cifra approssimativa di 100-110,00 € all’anno per la spesa di trasporto e gestione del contatore (rispettivamente 8-9,00 € e 16-18,00 € circa per ciascuna bolletta mensile e bimestrale).

Quanto vale la spesa di trasporto e gestione del contatore gas

A differenza di quanto accade per la fornitura di energia elettrica, per il gas naturale i costi di trasporto e gestione del contatore cambiano in base alla regione.

Infatti, l’Autorità ha suddiviso il territorio nazionale in 7 zone tariffarie, in cui la spesa di trasporto e gestione del contatore ha un prezzo diverso sia nella sua componente fissa che in quella variabile. La differenza di prezzo, naturalmente, è stabilita in ragione del costo maggiore o minore incontrato dal distributore per trasportare il gas nelle diverse zone.

Le zone tariffarie sono le seguenti:

  • nord occidentale (Val d’Aosta, Piemonte, Liguria);
  • nord orientale (Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Emilia-Romagna);
  • centrale (Marche, Umbria, Toscana);
  • centro-sud orientale (Basilicata, Puglia, Molise, Abruzzo);
  • centro-sud occidentale (Campania, Lazio);
  • meridionale (Calabria, Sicilia);
  • Sardegna (Sardegna)

Come anche per la luce, comunque, anche per il gas questa voce di spesa è stabilita da ARERA e quindi non può essere cambiata da alcun fornitore. Le sue componenti sono:

  • una quota fissa: rappresenta l’importo fisso che tutti i clienti devono pagare, indipendentemente dai loro consumi, ma in base alla zona climatica di residenza anagrafica;
  • una quota variabile: è calcolata in base ai consumi del cliente;
  • altre voci e quote non riportate in bolletta, come la quota trasporto (QTI) per il trasporto del gas e l’usufrutto della rete nazionale di distribuzione, la quota stoccaggio (QS) per lo stoccaggio della materia prima nei vari depositi, i canoni comunali, gli incentivi all’innovazione.

Quanto vale concretamente la spesa per il trasporto e la gestione del contatore del gas? Il costo fisso varia in base alla zona tariffaria. Calcolando sulla base delle tariffe di ARERA del 2019, si va dai 50,00 € circa della zona nord orientale o di quella centro sud-orientale fino ai 73,00 € della zona meridionale.

Il costo variabile, invece, dipende sia dai consumi che dalla zona climatica. Ipotizzando un consumo medio per riscaldamento e cottura cibi di 1000 Smc/anno, lo standard per una famiglia di medie dimensioni, il costo minimo è ancora quello della zona nord orientale (circa 140,00 €/anno) e quello più elevato è nuovamente quello meridionale (circa 275,00 €/anno); le altre zone si attestano attorno ai 170-180,00 €/anno, eccezion fatta per la zona centro-sud occidentale, leggermente più cara (225,00 €/anno circa).

Quali sono le voci di spesa della bolletta?

Oltre alla spesa di trasporto e gestione del contatore, si possono leggere nella bolletta dell’energia elettrica e del gas naturale altre voci di spesa che concorrono a comporre l’importo totale. Questo è suddiviso tra:

  • la spesa per la materia prima (già “servizi di vendita”): serve a coprire tutti i costi sostenuti dal fornitore di energia e gas per far arrivare la materia prima all’utente finale: l’acquisto all’ingrosso, la commercializzazione, la rivendita, il mantenimento del servizio clienti e così via. Rappresenta l’unica voce di spesa che, soltanto nel libero mercato, può essere decisa dalla società di vendita stessa. Nel mercato di tutela, invece, varia trimestralmente in base ai calcoli dell’Autorità. Tutti gli altri costi di distribuzione, in entrambi i mercati, sono stabiliti da ARERA;
  • la spesa per il trasporto e la gestione del contatore;
  • la spesa per gli oneri di sistema: in precedenza costituivano i “servizi di rete”, unitamente alla spesa di trasporto e gestione del contatore). I servizi di rete erano progressivi fino alla riforma della tariffa, che li ha resi invece fissi per tutti i clienti. Attualmente, dunque gli oneri del sistema elettrico sono composti di due voci, ASOS (i costi per il sostegno delle fonti rinnovabili come il fotovoltaico e dell’efficienza energetica sostenibile) e ARIM (gli altri oneri generali, per lo smantellamento delle centrali nucleari, la ricerca di sistema, le agevolazioni del settore ferroviario, il bonus elettrico e altri di interesse generale). Per il gas la ripartizione è più complessa e comprende più quote destinate a coprire diversi importi sostenuti, incentivi per il risparmio energetico e spese di commercializzazione;
  • le imposte, comprensive di IVA, accise e addizionale regionale (e, nel caso della luce, anche del canone RAI).