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Chiudere il gas: guida facile alla disattivazione dei contratti

In caso di trasloco verso una nuova casa, un nuovo negozio o una nuova impresa,o nella vecchia casa (a meno che non si tratti di un appartamento affittato subito dopo), negozio o impresa, è necessario richiedere la disattivazione della fornitura di gas metano. La stessa operazione può essere richiesta per altre ragioni, come il decesso dell’intestatario, una seconda casa non utilizzata o per le aziende in caso di cassata attività.

La disattivazione della fornitura con conseguente distacco della fornitura e con disdetta del contratto è molto semplice da richiedere e può essere completata in poco tempo se si seguono correttamente tutti i passaggi. Ecco una rapida guida con tutte le informazioni utili sulla chiusura del gas: come farla, a chi rivolgersi, quali sono i tempi e i costi.

Come disattivare la fornitura di gas

Per disattivare la fornitura del gas è necessario rivolgersi al proprio fornitore, ossia alla società che si occupa della vendita del gas. L’interruzione dell’erogazione è materialmente effettuata dal distributore, ma il cliente deve sempre passare tramite il venditore.

In seguito, l’iter prevede che il fornitore inoltri la domanda al distributore, ossia alla società competente per territorio che si occupa del trasporto e della fornitura di gas naturale e della gestione dei contatori.

Il distributore può interrompere la fornitura con un sigillo fisico al contatore, in caso di contatore meccanico, o con una operazione svolta da remoto se è presente il contatore elettronico. In ogni caso, il cliente non deve intervenire, dal momento che è il distributore l’effettivo proprietario dei contatori, nonché l’incaricato della loro gestione.

Attenzione però: se il cliente non vuole disattivare la fornitura, ma soltanto rescindere il contratto con il proprio operatore, non c’è bisogno di chiedere al fornitore la chiusura del contatore gas.

Per cambiare fornitore oppure offerta è sufficiente sottoscrivere un nuovo contratto con un altro gestore o, in caso, con lo stesso.

Infatti, in base alla normativa, il cliente è sempre libero di cambiare tra tutte le tariffe disponibili sul mercato, sia nel mercato libero che con il servizio di maggior tutela, per poter risparmiare in bolletta ottenendo bonus, sconti e agevolazioni anche investendo nella nuova tecnologia.

Sarà il nuovo gestore a inviare poi a quello vecchio la comunicazione di switch out per cambio fornitore.    

In quel caso non vi saranno interruzioni alla fornitura sarà richiesto un intervento diretto sul contatore, come nel caso di altre operazioni di cambio intestatario, come voltura e subentro.

Per quanto riguarda il diritto di ripensamento, invece, come dice il nome, tale diritto è la facoltà di ripensarci concessa al cliente dopo aver sottoscritto un contratto o acquistato un bene. Tale diritto può essere esercitato entro 14 giorni dalla conclusione del contratto, in modo totalmente gratuito per il cliente. Il diritto di ripensamento non è obbligatorio per le partite iva, quindi non necessariamente è previsto.

Come fare la richiesta per disattivare la fornitura di gas

La disattivazione della fornitura si richiede compilando un modulo apposito, individuabile in generale con una semplice navigazione sul sito internet di tutti i fornitori oppure contattando il numero del servizio clienti. È sempre consigliabile, in caso di dubbi, rivolgersi al servizio clienti tramite il numero verde per verificare la corretta compilazione della modulistica. Alcune società prevedono anche la possibilità di avviare l'iter attraverso la registrazione vocale.

Nel caso della compilazione del modulo, la richiesta di disattivazione va trasmessa al fornitore, unitamente alla documentazione necessaria, attraverso i canali tradizionali di contatto, tra cui la posta tradizionale (tramite raccomandata con ricevuta di ritorno), il fax, form dedicati sul sito web del fornitore oppure nell’app per smartphone; il cliente può anche recarsi allo sportello sul territorio, se presente.

L’importante è specificare che non si tratta di una semplice rescissione del contratto, ma di una vera e propria cessazione della fornitura che non prevede poi il passaggio a un altro gestore.

Quali dati sono necessari per la richiesta di disattivazione della fornitura del gas? Di norma sono sempre i medesimi per tutti i fornitori, ossia:

  • i dati personali anagrafici del richiedente (nome e cognome, codice fiscale o partita IVA, data e luogo di nascita ecc.);
  • il codice cliente identificativo, riportato nella bolletta, in genere nella prima pagina in alto a sinistra;
  • le principali informazioni sulla fornitura del gas, tra cui una autolettura del contatore, il codice PDR (o Punto Di Riconsegna, il codice identificativo univoco che contrassegna ogni singola fornitura di gas metano), la matricola del contatore e così via;
  • un indirizzo di recapito, alternativo all’indirizzo di fornitura, al quale recapitare la bolletta di chiusura ed eventualmente, in caso i precedenti consumi fatturati siano stati basati su stime, anche la fattura di conguaglio;
  • una data di disattivazione della fornitura di massima, entro la quale il distributore possa chiudere il gas come previsto.

Si ricorda che tutti i dati vanno inviati unitamente ai moduli compilati e a una fotocopia di un documento di identità in corso di validità del richiedente. E' bene fornire anche un recapito telefonico, utile nel caso fosse necessario ricontattare il cliente. Si ricorda, inoltre, che la richiesta deve essere effettuata dall'intestatario della fornitura.

Disattivare la fornitura: tempi e costi

La disattivazione della fornitura, a differenza della semplice variazione contrattuale, prevede dei costi specifici, che variano a seconda delle categorie di contratto di fornitura.

A differenza della fornitura della luce, infatti, in cui esiste un costo standard per il servizio di maggior tutela e un contributo variabile a discrezione del fornitore per il mercato libero, per quanto riguarda la fornitura di gas il costo di disattivazione segue un prezzo stabilito dalla concessione di distribuzione.

Che cosa significa? Di fatto, ogni distributore locale ha in gestione un determinato territorio sotto forma di concessione pubblica. Tale concessione comporta una serie di obblighi e servizi cui l’azienda di distribuzione deve sottostare e tra questi è appunto incluso un prezzo standard da applicare alla disattivazione.

Ovviamente, di conseguenza, il prezzo varia a seconda del distributore ed è indispensabile informarsi precedentemente presso il proprio distributore locale.

Per quanto riguarda invece le tempistiche di disattivazione, anche queste sono regolate a livello pubblico. Infatti sono state fissate da una apposita delibera di ARERA, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente.

È previsto un periodo massimo di 7 giorni lavorativi per la disattivazione del gas. I giorni sono ripartiti nel modo seguente:

  • 2 giorni lavorativi perché il fornitore, una volta ricevuta la domanda dal cliente, la inoltri al distributore competente;
  • 5 giorni lavorativi concessi al distributore per effettuare la disattivazione.

L’Autorità ha anche stabilito che, in caso di ritardi nel servizio di disattivazione non dovuti al cliente, ma a negligenza o errori del fornitore o del distributore, il cliente abbia diritto a un rimborso automatico a titolo di indennizzo, pari a 35,00 € per la fornitura domestica di gas (per tutti i clienti con un contatore fino alla classe G6, ossia la maggioranza).

Si ricorda che se la disattivazione deve essere richiesta per trasloco in una nuova casa, è sempre bene attivare prima il contratto nella nuova casa, nella nuova impresa o nel nuovo negozio e solo poi disattivare la fornitura nella vecchia casa, impresa o negozio. L’attivazione infatti, a seconda delle esigenze, degli eventuali interventi aggiuntivi all’allaccio o all’installazione del contatore, potrebbe richiedere tempi ben più lunghi dei 7 giorni della disattivazione.

Disattivazione e riattivazione in caso di pericolo

In alcuni casi vi può essere una disattivazione della fornitura di gas non richiesta dal cliente ma automatica, senza preavviso e non legata a situazioni di morosità. Ciò avviene in particolare nei casi di:

  • accertato furto di gas a casa da parte del cliente;
  • manomissione del contatore o rottura dei sigilli;
  • utilizzo improprio degli impianti di distribuzione;
  • necessità di garantire la pubblica incolumità per le abitazioni, le attività lavorative e i condomini circostanti, a causa di fughe e dispersioni di gas o GPL, problemi gravi e pericolosi a una caldaia del gas, ai rubinetti e agli scarichi di erogazione della cucina, al termostato, all’impianto di riscaldamento ecc.

Quest’ultimo caso non dipende da una azione precedente del consumatore, ma avviene per esempio quando, nel corso di un lavoro qualsiasi sugli impianti, si scopre una fuga di gas o un’altra circostanza di pericolo per le persone.

In questa situazione, allora, come si chiede la riattivazione? L’essenziale è assicurare al distributore di aver messo in sicurezza e a norma il proprio impianto del gas.

Solo poi, entro 2 giorni, il distributore procede alla nuova attivazione della fornitura tramite il pronto intervento e può eventualmente far seguire ulteriori controlli in maniera conforme alle procedure.