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Trasferimento abbonamento RAI: tutto su intestazione e cambio di residenza

Il canone RAI è una tassa sulla televisione pagata dai titolari di un contratto di fornitura elettrica. Anche se il metodo di pagamento è dunque veloce e intuitivo, possono sorgere problemi in caso di trasferimenti.

In particolare, come si cambia l’intestazione del canone RAI? E come si fa la gestione del pagamento del canone in caso di cambio di residenza? Ecco tutte le informazioni in questa guida.

Canone RAI: cos’è e come funziona

Il canone della televisione, o più semplicemente canone RAI, è il costo per l’abbonamento ai servizi televisivi in chiaro in Italia: per poter guardare la TV, anche privata, è necessario pagare il canone.

In più, il pagamento del canone non è legato alla visione stessa dei canali televisivi, o dei canali RAI come un tempo, ma soltanto al possesso di un televisore (o, per utilizzare una definizione più corretta, di un qualsiasi apparecchio che possa decodificare il segnale digitale terrestre o digitale satellitare, anche radio: dunque non un monitor o un semplice schermo, ma una televisione nel senso tradizionale): è molto diverso dagli altri abbonamenti analoghi.

Il pagamento del canone, quindi, è richiesto sia ai singoli cittadini che alle aziende, alle imprese, ai professionisti con partita IVA, se hanno un apparecchio televisivo nella propria casa o nel proprio luogo di lavoro. In particolare:

  • per i cittadini privati il costo del canone è annuale e rateizzato, calcolato per ogni famiglia o, più esattamente per ogni famiglia anagrafica (cioè per ogni nucleo familiare gruppo di persone che vive nella stessa abitazione e che condivide legami di parentela, affettivi o vincoli analoghi);
  • per le società si paga il cosiddetto canone speciale, che si differenzia da quello ordinario essenzialmente per il costo, ma per il resto ha un effetto e uno scopo analoghi.

Il contribuente che paga il canone RAI, in concreto, è l’intestatario della bolletta della luce, cioè il titolare della fornitura domestica dell’energia elettrica. Infatti, il metodo di pagamento previsto da qualche anno a questa parte per il canone televisivo è l’addebito diretto nella bolletta, in dieci rate annuali; sarà poi la società di fornitura a versare quanto dovuto nelle casse statali.

Il costo del canone RAI

Il canone RAI, attualmente, costa 90€ all’anno. In realtà, la cifra non è fissa e immutabile, ma è soggetta a variazioni nel corso degli anni, in base a quanto via via stabilito dalle normative; l’ultimo cambiamento è avvenuto qualche anno fa, contestualmente alla decisione di addebitare il canone in bolletta.

Come abbiamo detto, il canone RAI oggi è addebitato nella bolletta elettrica come stabilito dal decreto legge 208/2015, mentre in precedenza era pagato come un’imposta a sé tramite i metodi usuali (bollettino postale, modello F24 e altri).

Questo rende il canone RAI una tassa come le altre tasse, dal momento che non è legato alla fruizione dei canali televisivi pubblici (i canali RAI appunto, che pure sono ancora in parte finanziati dal canone), ma è legato alla “presunzione di detenzione (o possesso) della televisione”: lo Stato, cioè, suppone che il cliente di una fornitura luce abbia in casa anche una TV, dal momento che si tratta di un dispositivo molto diffuso, e pertanto sul possesso della TV lo Stato applica un’imposta, il canone.

Nella bolletta dell’energia elettrica, dunque, il cliente troverà una apposita voce accanto alle altre spese, chiamata per esempio “pagamento rata del canone televisivo”, o simili. A seconda della tipologia e delle condizioni di contratto e della cadenza dello stesso, più rate possono essere accorpate assieme, ma il principio rimane identico. Il cliente è tenuto a pagare il canone RAI contestualmente al resto della bolletta, utilizzando il proprio metodo di pagamento prescelto (in genere, bollettino postale, addebito diretto su conto corrente oppure carta di credito).

Attualmente, le rate previste sono 10, sono a cadenza mensile da gennaio a ottobre di ogni anno (tranne nei casi che abbiamo menzionato) e sono tutte dello stesso valore, cioè 9€ ciascuna.

Si può chiedere l’esenzione o il rimborso del canone?

Esistono comunque alcune categorie di cittadini esenti dal canone, che possono fare richiesta per on pagarlo e, se l’hanno pagato, ottenere il rimborso. Si tratta, in particolare, di:

  • anziani ultra75enni a basso reddito (pari attualmente a 8.000€ all’anno, compreso quello del coniuge), purché non conviventi con un familiare con un proprio reddito. Per gli anziani che ne hanno il titolo, è possibile inviare una dichiarazione di richiesta di esenzione, a mezzo di autocertificazione, all’Agenzia delle entrate, fin dal compimento dell’età prevista;
  • chi già paga il canone nella pensione;
  • quanti non possiedono una televisione (cioè non ne hanno uno in casa, anche se appartenente formalmente a un altro membro della famiglia). Anche in questo caso l’esenzione fiscale si ottiene con una comunicazione all’Agenzia delle entrate, ma con scadenza annuale. Sono previste operazioni di controllo per verificare la veridicità delle dichiarazioni del contribuente, con rischio di sanzioni;
  • militari e diplomatici stranieri domiciliati sul territorio italiano, in base ai termini delle convenzioni internazionali.

Nel caso in cui il cliente debba chiedere un rimborso, in quanto ha pagato il canone pur avendo diritto all’esenzione, deve inviare un modulo di disdetta, corredato della ricevuta dei pagamenti non dovuti, all’Agenzia delle entrate.

Si possono utilizzare i servizi online di assistenza (l’email o la PEC) oppure una raccomandata. È necessario allegare i documenti d’identità e specificare dati personali, codice fiscale e causale del rimborso, cioè il requisito per il quale si chiede l’esenzione. Il rimborso sarà poi erogato dalla società di fornitura dell’energia, attraverso un riaccredito nella successiva bolletta.

Canone RAI e cambio di residenza

Quando un cittadino effettua un cambio di residenza, ossia vuole che sia riconosciuta pubblicamente la sua variazione di domicilio, deve presentare all’ufficio anagrafe del suo comune (cioè nel comune della nuova residenza) una richiesta di variazione della residenza. A seconda dei servizi erogati dal comune, la richiesta dev’essere fatta in modi diversi (molto spesso online, tramite form sul sito del comune, ma anche con posta elettronica, oppure tramite telefono o raccomandata).

Anche nella nuova residenza, il cittadino è comunque tenuto a pagare il canone televisivo dal momento che questo, come abbiamo detto, è collegato al servizio di fornitura elettrica, che si presume attivo anche presso la nuova abitazione.

In precedenza, il contribuente era tenuto a comunicare il cambio di residenza all’Agenzia delle entrate. La comunicazione poteva essere fatta secondo varie modalità: il metodo più veloce è telefonare al centralino, al numero 199 123 000, ma in caso è anche possibile inviare una raccomandata all’indirizzo della direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate in cui si trova il proprio comune di residenza. Lo scopo di tale comunicazione era quello di evitare che il bollettino per pagare il canone venisse recapitato all’indirizzo precedente, onde evitare disagi e problemi nella ricezione e nel pagamento.

Ad oggi, non è necessario comunicare nulla all’Agenzia delle entrate, proprio in virtù del fatto che il canone si paga nella bolletta. Pertanto:

  • nella vecchia residenza, se il contribuente rimane titolare di un’utenza dell’energia, continuerà a pagare il canone anche lì. Se invece la vecchia casa passa a un nuovo inquilino, oppure viene venduta, naturalmente cambierà anche il titolare della fornitura di energia, pertanto il cittadino che si è trasferito non dovrà più pagare;
  • nella nuova residenza, invece, ovviamente la persona diventerà il titolare dell’utenza luce, e assieme ai costi dell’energia troverà in bolletta anche il canone, che potrà così pagare normalmente.

Nel caso di trasferimento all’estero, invece, il soggetto non è più tenuto al pagamento del canone, a meno che non conservi un’altra casa o appartamento di proprietà in Italia in cui ha la titolarità di un’utenza dell’energia elettrica, e non abbia i requisiti per la richiesta di esenzione.

E se invece il cittadino cambia il gestore dell’energia elettrica? In questo caso, non c’è nulla di cui preoccuparsi: il nuovo operatore si occuperà di far pagare le rate dovute, cosicché il cliente, da questo punto di vista, non debba effettuare ulteriori operazioni.

Canone RAI: si può cambiare intestazione?

In linea di massima, non è possibile cambiare intestatario del canone RAI, a meno contestualmente non cambi anche il titolare della fornitura della luce.

Se, per esempio, in una coppia, la bolletta dell’energia elettrica è pagata dal marito, sarà suo anche l’onere di pagare il canone; effettuando una voltura alla moglie, sarà quest’ultima a pagare sia la corrente che il canone RAI, a far data dall’avvenuto passaggio (in genere pochi giorni).

Non è molto diverso il caso dei clienti business della fornitura elettrica, che pagano dunque il canone speciale. Il nominativo del canone RAI non può essere cambiato in quanto è personale, neanche in caso di cessione attività, a meno che il titolare non voglia più utilizzare una televisione nella propria attività (nel qual caso dovrà semplicemente inviare comunicazione di cessazione, seguendo la procedura, agli uffici dello sportello abbonamenti TV).