Energie pulite e occupazione
Nel 2030, segnala un rapporto Greenpeace, le fonti alternative potrebbero impiegare otto milioni di persone a livello globale
I posti di lavoro nel settore dell'energia pulita potrebbero raggiungere quota 8 milioni a livello globale entro il 2030 se i governi sceglieranno in maniera decisa le fonti alternative a scapito di nucleare e carbone. È quanto evidenzia un rapporto di Greenpeace, “Working For the Climate”: ipotizzando uno scenario di “Rivoluzione Energetica” (addio all'atomo e forte riduzione del carbone) si otterrebbero circa 2,7 milioni di posti di lavoro in più nel settore energetico nei prossimi 20 anni rispetto a uno scenario “business as usual”. Con la rivoluzione verde gli addetti globali del settore raggiungeranno infatti quota 11, 3 milioni (rispetto agli attuali 9,1 milioni), di cui 6,9 direttamente collegati alle rinnovabili e 1,13 all'efficienza energetica (lo studio di Greenpeace tiene conto solo dell'occupazione diretta). A partire dal 2030 l'occupazione nel settore dell'efficienza energetica potrebbe subire una diminuzione, a causa dell'avanzata diffusione delle tecniche di sostenibilità nell'edilizia. Secondo l'associazione ambientalista è comunque probabile che tra il 2020 e il 2030 si verifichi una significativa crescita nell'occupazione associata alla gestione dell'energia, sia a livello di attrezzature che delle reti.
Posti di lavoro in calo senza interventi
Nello scenario “verde” la capacità installata per produzione di energia da fonti rinnovabili crescerà fino a 4.500 Gw, raggiungendo il 50% del totale dell'elettricità generata, rispetto al 20% che si avrebbe secondo l'attuale andamento tendenziale. Il valore totale dell'industria delle rinnovabili triplicherebbe dai circa 120 miliardi di dollari nel 2008 ai 370 miliardi di dollari nel 2020. Entro il 2030 oltre 470 miliardi di dollari potrebbero essere investiti nelle energie rinnovabili. In alternativa, in assenza di interventi volti a compiere il passaggio all'energia pulita, i posti di lavoro nel comparto energia diminuiranno di mezzo milione di unità, scendendo a 8,5 milioni nel 2030. Questo calo, sottolinea Greenpeace, è dovuto soprattutto alla tendenza generale alla riduzione dell'occupazione nelle miniere e nelle centrali a carbone. Nonostante la maggiore capacità di produzione di gas (+50%) per soddisfare la domanda crescente, il totale dei posti di lavoro nel settore dell'energia elettrica non riuscirebbe dunque a rimanere ai livelli del 2010.
Riduzione delle emissioni e potenziale in Italia
Anche l'Italia potrebbe beneficiare non poco del maggiore investimento nelle fonti non tradizionali. Secondo lo scenario tendenziale, nel nostro paese è previsto un aumento delle emissioni annuali di Co2 dal settore dell'energia del 13% nei prossimi venti anni. L'ipotesi della rivoluzione energetica, nello stesso periodo, prevede al contrario che le emissioni sarebbero ridotte nello stesso periodo del 52%, raggiungendo i 63 milioni di tonnellate all'anno. L'occupazione complessiva nel settore dell'energia sarebbe di 102mila occupati al 2030 (96mila tra produzione di energie rinnovabili e efficienza), l'82% in più rispetto ai 56mila occupati di uno scenario senza radicali cambiamenti.
Fonte: Energia 24 Club, 18/09/2009